Le criptovalute nel 2018: una bolla destinata a scoppiare?

L’economia in una delle sue accezioni più comuni, è lo studio delle interessenze che sono coinvolte nello sviluppo del singolo e della società, aventi come fine ultimo i rapporti che determinano la ricchezza acquisita e redistribuita.

In quest’ottica si traduce perfettamente quanto è alla base di ogni attività commerciale ed economica, di conseguenza facilita la comprensione dell’esigenza creativa delle criptovalute, ovvero la volontà di effettuare senza supporti impositivi di terze parti, in piena libertà e non geolocalizzabili, transazioni che abbiano come prerogativa l’acquisizione o lo scambio di beni o servizi mediante l’uso di valute alternative e non regolamentate da leggi.

Cenni su bitcoin e altre monete virtuali

Il termine bitcoin non è riferito solamente alla identificazione della moneta in sè, come non lo è per le altre criptovalute quali Ethereum, Litecoin, ecc, bensì ingloba le modalità realizzative delle monete digitali, ovvero la creazione di software opensource, completamente gratuiti, specifici ed utili alla gestione del protocollo, cioè del linguaggio, indispensabile alla rete peer to peer in cui è prevista la circolazione.

Il bitcoin è generato in un sistema detto mining ovvero di estrazione, che tramite algoritmi di calcolo determina la quantità di valuta coniabile in un dato momento per il valore di ogni singola moneta virtuale in quel frangente.

Questo sistema genera a sua volta dei nodi detti blockchain in cui, tramite database, si custodiscono i dati che criptati tracciano ogni transazione, e di conseguenza estrapolano un valore di mercato per ognuna delle criptovalute in corso.

Se si pensa che il controvalore economico nel 2009 dei soli bitcoin era pari a 140 milioni di USD, mentre nel 2018 il giro d’affari che coinvolge le criptovalute si aggira intorno ai 200 miliardi di USD, si può avere una percezione di come, seppur embrionale e ad uno stadio tutto’ora sperimentale, l’economia scaturita dalle criptovalute sia stata, e lo è ancora, fortemente appetibile.

Lo dimostra il fatto che molte major del settore commerciale internazionale , i principali gruppi bancari e alcuni Stati, già vedano realizzabile, o lo faranno a breve, la possibilità di inserirla nelle tradizionali concezioni che legano scambi, rapporti, quotazioni, che siano ad esse direttamente o indirettamente legate.

La disponibilità di bitcoin, a differenza di altre criptovalute è limitata asintoticamente ai 21 milioni di unità, il che, seppur tradotta con prevedibilità di quantità in circolazione nota a tutti i suoi utilizzatori, non può definirne la deflazione, ovvero l’aumento di valore, o la svalutazione.

Timori e panic selling sui bitcoin


Nel breve tempo che ne ha segnato l’evoluzione, la richiesta di bitcoin è stata contraddistinta da una domanda superiore alla disponibilità del periodo.

Tutto ciò ha comportato la sua estrema volatilità, che indubbiamente ha suscitato scalpore e contestualmente timore di implosione valutaria, come giustamente ipotizzabile per qualsiasi altro strumento finanziario incontrollabile.

Inoltre ha portato all’esigenza quasi immediata di creare ulteriori monete virtuali alternative, che seppur non ancora dotate della maturità del bitcoin, e di certo non interessate dalle notevoli impennate cicliche della sua quotazione, decretano il successo di un mercato che solleva tanti dubbi, ma fa gola anche agli investitori meno esperti in materia finanziaria.

Il timore che il fenomeno bitcoin possa rivelarsi un’enorme bolla di sapone destinata a scoppiare è comprensibile, ma a tutt’ora poco fondato e probabile.

Si consideri che dal 2009 ad oggi solo tre quarti della criptovaluta “minabile” è stata “coniata”, quindi volendo tracciare un quadro ad ipotesi futura, si ha a disposizione ancora un quadriennio per rendicontarne il bilancio definitivo, ovvero quando tutti i 21milioni di unità previste saranno definitivamente in circolazione.

Per quanto gli scenari socio economici e politici possano influenzarne l’andamento, la natura delle criptovalute non è di promulgazione governativa, bensì affidata ad una gestione, di primo acchito incomprensibile, ma lineare e trasparente, poiché nasce e cresce all’interno di una comunità che ha tutto l’intersse affinché si mantenga tale per ovvi motivi di convenienza.

Le notizie che corrono in rete e sui media, che hanno riportato il crollo del 50% della quotazione di bitcoin nell’ultimo mese, in realtà si dovrebbero considerare sotto un’ottica non allarmista concedendo un attimo di analisi.

Il trend di tutte le monete virtuali e in primis bitcoin, dal momento della loro immissione fino ad oggi, ha segnato sì una forte volatilità delle quotazioni con percentuali che sfiorano l’inimmaginabile, persino per il titolo di borsa più redditizio mai quotato in tutta la storia finanziaria mondiale, ma è pur vero che l’andamento in questo medio termine è esponenzialmente positivo.

Ciò a significare che quant’anche dovessero verificarsi ulteriori dimezzamenti, ipotesi fra l’altro davvero poco probabile in quanto significherebbe il totale fallimento di un sistema che ormai è al fianco di altri circuiti di pagamento in molte piattaforme di e-commerce, il valore di realizzo supererà abbondantemente il prezzo di acquisto.

Le temibili perdite di portafoglio o digital wallet, per i titolari possessori di bitcoin , sono preoccupazioni legate a fattori concomitanti non attinenti alla quotazione della criptovaluta, la cui corsa alla dismissione è molto probabilmente riconducibile a investimenti fatti sulla base del guadagno nel breve periodo, in maniera del tutto fuori da ogni logica finanziaria speculativa, e che difatti spiega l’avvento di futures sull’andamento delle monete virtuali.

Gli allarmismi profetici sui grandi consumi energetici occorrenti al sistema mining, l’hackering informatico, i divieti di alcuni governi alla loro diffusione, non potranno mai fermare l’esodo di quanti credono nella fondatezza di un economia, quella delle criptovalute, che continuerà a crescere.

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